Lettera di un maresciallo: “Io, condannato per motivi politici”

Di seguito pubblichiamo la lettera inviata al quotidiano ‘La Stampa’, con annessa risposta di Lucia Annunziata, da un maresciallo delle Forze Armate che, da quanto si legge, è stato condannato per “motivi politici” dall’Amministrazione militare, alla grave sanzione ‘della perdita del grado’.

“Nell’Italia del terzo millennio, quella del progresso e dell’evoluzione sociale; che inorridisce al ricordo delle dittature e delle tremende conseguenze che portarono all’umanità; che non dimentica di chinare il capo al passaggio dei feretri che tornano dalle nuove colonie, può accadere che un’esecuzione sulla pubblica piazza sia fatta per educare le masse. Una brutale esecuzione sarà celebrata nei prossimi giorni. Non ci sarà spargimento di sangue, ma un boia farà il suo sporco lavoro. Il Maresciallo, il condannato (il suo nome non ha importanza, è uno dei tanti), è un soldato di carriera e come quelli della sua «classe» ha vissuto il mutamento del mondo in cui lavora divenendo parte trainante di quella positiva trasformazione che è l’inevitabile conseguenza delle influenze del progresso sociale: il Maresciallo ha preso coscienza dei propri diritti e non ha nascosto idee politiche e convincimenti. La condanna è stata scritta ancora prima di celebrare il processo. «Ti accuso – ha detto il generale – di aver scritto e pubblicato testi e articoli nell’intento di svegliare le coscienze e le menti dei miei sottoposti. Sei colpevole di aver diffuso, senza avermi chiesto il permesso, la cultura della legalità e di aver voluto esercitare i diritti che la “Costituzione” concede a tutti i cittadini dello Stato. Per questo – conclude il condottiero – ti condanno alla gogna del disonore e alla perdita del grado affinché chiunque osi alzare la testa sappia qual è la sua sorte». La sentenza verrà eseguita nell’indifferenza delle istituzioni? È l’unica soluzione che è riuscita a soffermarsi nella mente del generale: «eliminarne uno per educarne 190 mila». Non posso credere che in questa Italia, dove il numero dei generali fa notizia, il soldato che cerca l’uguaglianza nei diritti e nella giustizia debba rimanere nell’ombra ed essere impunemente giudicato se sia o meno meritevole di conservare il grado e, quindi, condannato all’infamia e al disonore della massima sanzione di Stato: «la perdita del grado per rimozione».
LETTERA FIRMATA

Risposta di Lucia Annunziata:

“La lettera che vi propongo oggi è senza firma, ma nell’originale ci sono sia nome che indirizzo. Preciso questo perché le lettere senza firma non vengono neppure prese in considerazione; in questo caso non ho fatto eccezione. Il messaggio di oggi è stato diretto a me personalmente, e intendeva continuare il dibattito sulle condizioni dentro l’esercito denunciate tre giorni fa dalla moglie di un militare. Il tema è molto interessante, per cui ho pensato di farne partecipi tutti voi lettori, aggiungendo però che questa lettera non è una denuncia anonima, anche se presentata senza firma. Degli uomini del nostro esercito si parla poco e quando lo si fa si seguono spesso cliché che risentono di forti impronte ideologiche, sia a destra che a sinistra. È molto importante sentire queste opinioni e storie che vengono da dentro i ranghi”.

Quinews

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